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22/03/2016

Verona capofila nella ricerca medica italiana contro la retinite pigmentosa

 
È Verona la capofila nella ricerca italiana contro la retinite pigmentosa, una malattia genetica che, solo in Italia, causa la progressiva perdita della vista in oltre 20mila persone in età adulta.
 
Il primato riguarda gli importanti passi avanti della sperimentazione che, partita nel 2010, ha portato l’unità oculistica dell’Ospedale Sacro Cuore-Don Calabria di Negrar (Vr) diretta dalla Dott.ssa Grazia Pertile, a mettere a punto una retina artificiale.
Il dispositivo è risultato pienamente funzionante e, come dichiarato dal Dott. Maurizio Mete, specialista in malattie della retina dell’ospedale di Negrar, “già a un mese dall’impianto sottoretinico dimostra di raggiungere la stessa acuità visiva di un topo vedente”
 
 
Si suppone che il dispositivo, al momento sottoposto a sperimentazione sui maiali presso il dipartimento di fisiologia veterinaria dell’Università di Bologna, sarà impiantabile nell’uomo già nel 2017, come ipotizzato dallo stesso Mete durante il Convegno «Retina Italia Onlus chiama Telethon», tenutosi domenica 20 marzo nel Palazzo della Gran Guardia, per iniziativa dell’associazione nazionale attiva nella lotta alle distrofie retiniche ereditarie.
A differenza delle protesi già esistenti, il dispositivo veronese ha il vantaggio di essere biocompatibile, quindi non causa rigetto e funziona inoltre senza alimentazione elettrica.
 
Al progetto Telethon ha destinato circa 1 milione di euro, ma la Fondazione si è mostrata sensibile anche ad altre attività di ricerca dedicate alle malattie genetiche della vista, finanziando a livello nazionale un totale di 93 studi scientifici, 14 solo in Veneto, dei quali 3 a Verona. 
In generale Telethon ha destinato alla città scaligera circa 3,2 milioni di euro, supportando così negli ultimi anni ben 57 progetti di ricerca sulle malattie genetiche rare, come afferma Alessia Daturi referente del Filo diretto con i pazienti per la Fondazione.
 
Speranze per la cura della distrofia retinica arrivano anche dagli studi dell’Università di Modena per lo sviluppo di terapie neuroprotettive e dal Tigem di Napoli, impegnato nell’approccio con terapia genetica.
 
 
 
 
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