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08/06/2017

L’Università di Verona compie passi da gigante nella lotta contro l’Alzheimer

Sulle riviste Scientific Reports, Nature e Frontiers in Neuroscience è stata pubblicata una ricerca, condotta dalla sezione di Istologia ed Embriologia dell’Università di Verona, in collaborazione le Università cinesi di Changsha e di Chongqing, relativa ad un nuovo approccio terapeutico per la cura della malattia dell’Alzheimer.
 
Nella sua forma non ereditaria l’Alzheimer è la malattia senile più diffusa; si stima che ne siano affette 50 milioni di persone al mondo, di cui 600mila in Italia.
La demenza è causata dall’accumulo nel cervello di due proteine tossiche, che con il tempo ledono aree sempre più estese della corteccia celebrale.
Questa ricerca propone un approccio terapeutico basato sull’inibizione del meccanismo di progressione della malattia; la novità di tale criterio risiede nel fatto che gli scienziati di Verona hanno fatto uso di cellule cerebrali umane per identificare i meccanismi scatenanti l’accumulo delle proteine tossiche causa della patologia.
Infatti i modelli animali transgenici fino a questo momento sottoposti ad esperimenti per la ricerca, consentono solo lo studio della forma ereditaria dell’Alzheimer, che è la meno diffusa, ma non di quella sporadica.
La conseguenza di questa carenza ha comportato che le cause alla base dell’Alzheimer sporadico fossero oggetto di mere supposizioni, per questo fino ad oggi non sono state rinvenute terapie efficaci.
 
 
Grazie alla ricerca degli scienziati dell’Università di Verona, tra cui menzioniamo Anna Chiarini e Ilaria Dal Prà della sezione di Istologia ed Embriologia dell’ateneo scaligero che hanno effettuato questo studio con la collaborazione di Ubaldo Armato, già direttore della sezione, possiamo ora intravedere una speranza per questa affezione dolorosa per il malato e per i suoi cari, a causa del forte condizionamento che i suoi sintomi comportano.
 
 
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